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Body acceptance, positive o lamento e resa perenni? Quali i confini?

 

Facile parlare di body acceptance e lamentarsi per poi arrendersi sempre. Questo non è vivere. È convivere con una malattia, ogni giorno.

Ho letto questa frase in un post, giorni fa. L’ho salvata perché ha fatto breccia nella mia testa come una freccia. Al primo momento la volevo condividere nelle mie storie. Poi, invece, ho pensato potesse “venirmi buona” e l’ho lasciata nell’archivio, a decantare. 

L’argomento è vasto e complesso e più post vedo in Instagram, più si fa forte in me il bisogno di vestire questa frase di qualcosa che mi riguarda, che riguarda il mio lavoro. 

Per chi avesse difficoltà con l’Inglese, la frase dice: “se non trovi tempo per il tuo benessere, ti troverai costretta a trovare tempo per il tuo malessere. Rileggi ancora“.

E nella caption scrive: sei d’accordo? 

Beh, io non devo neppure pensarci. Mi sembra quasi scontato che io lo sia. D’altra parte io non mi occupo solo di ben-essere, di risolvere problematiche relative alla diastasi e la pelvico, o di migliorare la forma fisica delle mamme…mi occupo anche del loro futuro, di tenerle lontane da tutti quei malesseri in cui potrebbero incappare andando in là con gli anni. 

Mi occupo di educare la loro alimentazione, perché comprendano che il cibo è una medicina, è il loro migliore amico, che mangiare è bello, ma solo se fatto con consapevolezza e bene. 

C’è tanto malessere in questo mondo. Tanto disordine, nei corpi, e non solo. Tanti “disturbi” che si sfogano sul cibo come consolazione. E troppo cibo a disposizione. Siamo bombardati dal cibo. Da fast food e ristoranti. Dai Just Eat e dai Glovo che ogni giorno ci “portano il mangiare di fuori in casa”. 

C’è troppo, di tutto. Troppi kg in sovrappeso su ossature progettate per reggerne almeno un terzo in meno, o troppi kg in meno. Come se la vita fosse una punizione da espiare attraverso il cibo. O ingurgitandone troppo, incontrollato. O quasi nulla, iper controllato. 

Tutto estremo. 

E qui non sto parlando di body positive. Sto parlando di un confine molto sottile che, in nome della body acceptance, credo si sia scavalcato e non poco. Sto parlando di oggettivi problemi di salute. E un’altra assurdità di questo nostro tempo è il fatto che tutti si sia d’accordo con il considerare quanto  terribile sia l’anoressia, proviamo compassione e comprendiamo che chi sia in questo devastante tunnel abbia bisogno di aiuto, ma l’obesità no, quella è sorvolabile. Ci sono persone per cui è una reale malattia, altre per cui diventa un’opzione. Certo, magari non consapevole. Ma pur sempre trascurata. 

Magari ci sono persone così da che ne hanno memoria. Forse perché figlie di genitori essi stessi obesi (e questo del rendere obesi i figli è un altro grnade tema), che non hanno mai voluto prendere in mano la propria vita, dare un senso alla propria alimentazione, una dignità al proprio nutrirsi. 

Per molte persone, troppe ormai, dati statistici sull’obesità alla mano*, arriva al punto di essere una scelta personale che non può essere né contestata, né dichiarata come pericolosa per la salute. 

Perché una persona può benissimo piacersi con 20/30/40 kg in più, non se ne fa un discorso di gusti estetici. Il punto è un altro, anzi due:

  1. la scienza, la medicina, ha già definito quali sono i parametri entro i quali una persona, a seconda della propria altezza, può definirsi in un peso e/o in un rapporto massa magra/massa in uno stato ideale per essere e mantenersi in salute
  2. sempre la scienza ha dimostrato che un corpo con un buono stato muscolare funziona meglio, regge meglio il proprio apparato scheletrico e si sostiene in salute più a lungo. Fosse anche solo per le abitudini positive che attiva per essere in quella condizione. 

Tutti dicono che vorrebbero essere in forma. 

Tutti dicono che vorrebbero non avere o risolvere dolori, acciacchi, problemi di salute.   

Eppure è pieno di persone che: 

– non ho tempo

– eh, lo so, dovrei, ma sai, io non ce la faccio

– tu lo fai perché a te piace, se non ti piacesse, ti vorrei vedere (la logica del “tu sei fortunata”)

– mi devo piacere come sono, sto lavorando sulla body acceptance

Queste risposte riassumono un po’ le categorie delle più gettonate. E qui, in queste frasi, ci sono una densità di atteggiamenti, vizi e stereotipi mentali in cui la gente si rifugia, che di metà ne avremmo abbastanza. 

Ne ho parlato nel podcast, la scorsa settimana. Lo trovi qui

Per questo oggi qui, nell’ultimo post blog prima delle mie vacanze, vorrei lanciare una riflessione: 

può la body acceptance essere la foglia di fico dietro cui nascondersi per “alleggerirsi” delle responsabilità nei confronti del proprio corpo, del proprio benessere e della propria salute?

Salvo poi lamentarsi…perché si sta male, perché si soffre…ma alla fine ci si arrende all’immutabilità, tornando a fare, ogni giorno, ciò che si fa tutti i giorni, cioè nulla? 

Sei sempre stanca, affaticata, appesantita? Colpa del lavoro.

Digerisci male? Ma non fai nulla.

Ti fa male la schiena? Ma non fai nulla.

Hai la diastasi? E continui a procrastinare. 

Perdi pipì? E, va beh, c’è il salvaslip. 

Non riesci a giocare coi tuoi figli perché non puoi sollevarli, correre con loro, reggere la loro energia? Pazienza. Al parco c’è sempre qualche altra mamma che lo può fare al posto mio. 

È sempre tutto lontano da te. Sempre tutto differibile. Sempre colpa di qualcos’altro. Sempre al di fuori di te. 

Ma non c’è niente fuori di te che potrà cambiare le cose per te, farlo al posto tuo. 

Nessuno si prenderà cura di te, se non lo fai tu. 

E se non ti prendi cura di te stessa, come potrai farlo per chi ami? Che messaggio passi ai tuoi figli? Che esempio potrai offrire loro?

Perché l’anoressia è un mostro e il sovrappeso no? Come è possibile che due forme opposte di DCA vengano trattate con 2 pesi e 2 misure? Come può la nostra società tollerare che ci sia una percentuale così alta e preoccupante di bambini obesi? Qual è l’impatto sociale e sul Sistema Sanitario Nazionale di tutto questo? 

In pochi si fanno queste domande. Comincio a credere che sia perché fa comodo così. 

Arriverà un giorno in cui i bambini normopeso saranno una rarità. Saranno considerati “diversi”. Magari verranno pure bullizzati, come succedeva ai pochissimi e rari bimbi in sovrappeso fino agli anni ‘80/’90. 

Vorrei anche citare uno dei miei maestri, Pierluigi De Pascalis, fondatore di NON SOLO FITNESS, che non più tardi di qualche mese fa scrisse un articolo, sempre inerente a questo tema, dal titolo: CHI HA DECISO CHE L’ANORESSIA DEBBA ESSERE CONSIDERATA UNA MALATTIA MENTRE L’OBESITÀ POSSA ESSERE UNA SCELTA?

Cambiare rotta non è facile, ma non impossibile. Non è solo questione di volontà. Se non ce la fai devi chiedere AIUTO. 

Ogni minuto della tua vita dovresti onorare il fatto di essere viva e ricordarti di una semplice, quanto potente, cosa: sei la persona più importante della tua vita

E sei la persona più importante per la vita dei tuoi figli, finché sono piccoli e han bisogno di te. 

Per questo, hai solo due opzioni tra cui scegliere quando ti svegli al mattino:

  1. arrenderti alle scuse che ti fa comodo raccontarti ogni giorno per non fare fatica e non impegnarti per migliorare la tua condizione.
  2. Responsabilizzarsi delle proprie azioni, esserne consapevoli. Decidere di cambiare. Sì, lo devi decidere. Decidere, su due piedi, di netto, di smetterla di lamentarti e agire. Agire subito, ora. Devi decidere OGGI di abbandonare la VECCHIA PERSONA che SEI, quella che NON TI PIACE, che non ti fa stare bene. Decidi OGGI di ACCOGLIERE LA NUOVA PERSONA CHE VUOI DIVENTARE. Tu non sei chi SEI. Non esiste il “io sono così”. Esiste il IO VOGLIO DIVENTARE COSÌ. E così come decidi di abbandonare la vecchia persona lamentosa e arrendevole che eri, decidi di tagliare con le abitudini che NON TI PORTANO VERSO LA TUA CRESCITA. 

È facile? No. Nessuno dice che lo sia. E non è facile per nessuno. È vero che ognuno fa le sue fatiche, ma non sei sola. Perché puoi condividere. E questo può darti grande forza, sostegno e motivazione. Non è facile scegliere ogni giorno la via meno comoda…ma è solo quella che porta al risultato, alla soddisfazione, alla felicità. 

Non importa che sia nella sfera personale o professionale. Devi deciderlo. Solo allora lo vorrai. Solo allora capirai quali azioni mettere in campo, chi coinvolgere, a chi chiedere aiuto. 

NOTE AL POST

*Dati statistici sull’obesità. 

Studio pubblicato dall’ISS, Istituto superiore di Sanità – 16 Febbraio 2023. 

I dati più rilevanti e più preoccupanti sono delle statistiche correnti rilevano che: 

La percentuale di popolazione in eccesso ponderale cresce all’aumentare dell’età e, in particolare, il sovrappeso passa dal 14% della fascia di età 18-24 anni al 46% tra i 65-74 anni, mentre l’obesità passa, dal 2,3% al 15,3% per le stesse fasce di età.

Significa che nella fascia di età 18-24 quasi un ragazzo su 2 è in sovrappeso (una roba da paura!!!) e quasi 2 sono obesi. E il trend è sempre in peggioramento, nel senso che la percentuale di obesi aumenta sempre di più.

L’articolo completo qui: 

https://www.epicentro.iss.it/obesita/epidemiologia-italia#:~:text=Statistiche%20correnti&text=La%20percentuale%20di%20popolazione%20in,le%20stesse%20fasce%20di%20et%C3%A0.

Qui, invece, la mappa regionale del rischio obesità:

Un altro interessante spunto da leggere, sulla correlazione tra malattie legate al peso e genetica, lo trovi qui: 

https://www.ilfoglio.it/scienza/2023/04/08/news/obesita-e-anoressia-non-sono-solo-frutto-di-una-scelta-c-entra-la-genetica-5150209/

 

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1 commento

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