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Sport e terapia? Sì, con la DRT o Dynamic Running Therapy

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Dynamic Running Therapy: cos’è e l’approccio da mamma sportiva

Il padre della DRT, il Dott. William Pullen, con una paziente.

DRT o Dynamic Running Therapy, per fare terapia correndo o camminando

Nella vita nulla succede per caso. Così anche gli incontri. Io ne sono pienamente convinta. E proprio in quella casistica di incontri fortuiti posso annoverare anche quello con Elena, o meglio la Dott.ssa Elena Gadaldi, Psicologa e Psicoterapeuta e promotrice della DRT, acronimo di Dynamic Running Therapy.

Ti chiederai, a questo punto, come ho fatto a conoscere Elena e a scoprire la DRT.

Ero nella sala d’attesa dello studio di Elena (Elena Staffieri, dietista e collaboratrice di Mamma Sportiva) e attendevo di essere ricevuta per il mio controllo periodico e una parola chiave attira la mia attenzione: RUNNING. Poi l’occhio va veloce alla parola Therapy…e la mano corre svelta a prendere il depliant per leggere e saperne di più.

Poi, siccome non riesco a non approfondire, visto che Elena (Gadaldi) era in studio, busso alla sua porta e le chiedo se ha un minuto di tempo per me. Così fissiamo un appuntamento per l’intervista che le vorrei fare…e ecco qui cosa mi ha raccontato sulla DRT!

(io bimba felice ^_^)

Cos’è la Dynamic Running Therapy DRT?

Nasce a Londra qualche anno fa e ad “inventarla” è stato il Dottor William Pullen, Psicoterapeuta, che ha messo a punto un nuovo (relativamente) approccio alla terapia e al lavoro con e sul paziente. Sicuramente Londra è una città avvantaggiata per praticare la DRT, visto il gran numero di parchi e anche le dimensioni del verde, ma anche qui a Brescia, seppur in modo molto ridimensionato, non possiamo lamentarci.

Ho usato l’avverbio relativamente perché la DRT è sì nuova, ma non è nuovo nella storia questo tipo di approccio alla riflessione. Già nell’Antica Grecia, infatti, i filosofi, i grandi pensatori, erano soliti passeggiare durante le loro riflessioni o lezioni. Questo perché il movimenti stimola la concentrazione  

Qual è lo scopo della DRT? Cioè, perché fare terapia al di fuori dello studio?

Per ricevere più stimoli possibili dall’esterno, partendo dallo stare all’aria aperta, alla luce del sole, al vociare dei bambini, al verde delle piante. Il contatto con la natura, o comunque con l’aria aperta, unito a tutti i benefici e agli effetti positivi del praticare sport, migliora sensibilmente la terapia. La combinazione dello stimolo esterno e dello stimolo interno (dato, ad esempio, dalla produzione delle endorfine durante l’attività sportiva) ha un effetto estremamente positivo sia sull’apertura verso il terapista, sia e soprattutto per quanto riguarda il lavoro su di sé.

Questo perché i miglioramenti in ambito sportivo sono misurabili e, quindi, è possibile verificare un raggiungimento degli obiettivi prefissati, cosa che è più “effimera” con la terapia. Mi spiego meglio; attraverso l’allenamento che viene fatto durante la terapia, il nostro corpo subisce delle modificazioni misurabili: un cambiamento fisiologico (ad esempio: dimagrimento, perdita di peso, miglioramento del tono muscolare, definizione muscolare, etc) e un aumento della resistenza muscolare e cardio-circolatoria.

Se alla prima seduta, poniamo, facciamo 5 km, magari alle terza se ne fanno 7, poi 9 e così via. Ogni persona che accompagno può notare questi miglioramenti e questo ha un indubbio effetto positivo sull’autostima della persona che sarà così, step by step, sempre più invogliata a migliorarsi.

E chi non corre?

Non c’è nessun problema. Si chiama running therapy ma potrebbe essere anche walking therapy. Infatti, il ritmo e il passo vengono decisi dal paziente, non dal terapista (nei limiti delle possibilità del terapista, ovviamente).

Può essere una corsa, a un ritmo che sostenga lo scambio di qualche parola, o una semplice camminata, una “passeggiata” con riflessione, diciamo.

Chiaro è che anche il terapista deve essere, in prima persona, un amante della pratica sportiva, altrimenti non è possibile trasmettere sensazioni positive durante la terapia o comunque che possano far avvicinare le persone a questa pratica. D’altro canto è anche ovvio che il terapista non è un personal trainer, pertanto lo sport è solo un mezzo per arrivare ad un contatto più profondo con il proprio sé, non è l’obiettivo delle sedute.

La DRT è una terapia fisico-mentale olistica, che considera il corpo e la mente come un tuttuno. Come la definisce lo stesso William Pullen, si tratta di una PSICOTERAPIA INTEGRATA.

Come si svolge una seduta di DRT?

Si parte da dove tutto ha inizio: dalla respirazione. Qualche minuti in cui si insegna alla persona a respirare, questione troppo trascurata, fatta in modo scorretto, ma fondamentale (lo Yoga insegna). Aumenta la capacità generale di concentrarsi su di sé e sul qui e ora, sul focalizzarsi sulle sensazioni, isolandole dagli altri stimoli. Insegno una respirazione più profonda, circolare, strumento potente per concentrarsi appunto, sulle proprie sensazioni.

Si fissano degli obiettivi per queste sedute…e si inizia.

A chi è adatta alla DRT?

A chi è adatta? A tutti. Premesso che fare psicoterapia non deve essere inteso come sinonimo dell’avere dei “problemi” ma, anzi, sarebbe utile a tutti perché tutti possiamo avere bisogno di parlare con qualcuno, di aprirci, di sfogarci, di un punto di vista differente da cui guardare le nostre problematiche.

Per tantissime persone che soffrono di ansia o di depressione, è un’ottima occasione per socializzare. Queste, infatti, tendono a non uscire di casa, a isolarsi, non facendo altro che peggiorare il problema. Il fatto di “fare sport” con una guida come un terapista, può spronare queste persone a vincere il primo scoglio per poi arrivare, una volta che fanno loro il percorso e l’abitudine dello stare all’aria aperta, a praticare sport anche da soli, socializzando, magari, con altri runner o camminatori.

Sono tutte conquiste di nuovi obiettivi che, per queste persone, sono grandissime conquiste! Salvo impedimenti di tipo fisico, non c’è un target specifico.

Viene proposta in particolare alle persone che soffrono di:

  • stress
  • ansia
  • depressione

Se devo individuare un target, però, forse mi sento di dire che è più facile che la DRT venga accolta dalle persone con una mentalità più aperta, che non si vergognano, come succede spesso nel nostro Paese, di chiedere aiuto ad uno specialista per parlare di ciò che li affligge a livello emotivo. Resta pur vero che un terapista, durante una seduta di DRT, non ha camice o cartellini. Si camuffa come un qualunque altro runner e nessuno sa o può sapere che si sta facendo DRT. Si viene visti come una comunissima coppia di runner o camminatori.

In generale, per come vedo io o come propongo io la psicoterapia, parliamo di persone che stanno bene, ma che vogliono semplicemente migliorare la propria condizione psicologica. Persone con piccole nevrosi, ma niente di ché, solo che necessitano di un piccolo aiuto, di essere spronati, a migliorare la propria vita, a trovare una soluzione, in una logica maieutica, attraverso un percorso fatto di confronto.

La DRT è una presa in carico totale, diciamo, perché ti porta ad occuparti contemporaneamente del tuo fisico e della tua mente…in modo più “soft”.

Persone che non praticano sport, iniziano a praticarlo anche grazie alla DRT.

E per le mamme? Quando e come può essere utile la DRT?

Dunque, per quanto riguarda la mamma, vediamo le 3 fasi:

  • in gravidanza: correre in gravidanza è soggettivo. C’è chi riesce, chi vuole, chi può…e chi no. Ci sono gli ormoni, che giocano tanti scherzetti. Lo sport in gravidanza è un modo per smuovere gli ormoni in modo positivo. Per cui non vedo perché no, magari anche solo passeggiando, può essere un modo per affrontare i tanti dubbi. In più può essere un modo per controllare eventuali disturbi alimentari che possono insorgere in questo periodo (mangiare come se non ci fosse un domani, per esempio – Ndr).
  • Post-partum: per il grandissimo scompenso che lasciano gli ormoni nel corpo di una donna dopo il parto, che tante donne definiscono come una sensazione di vuoto e che spesso porta alla Baby Blues, cioè alla depressione post partum, io la DRT la vedo benissimo.
  • Dopo il puerperio: praticare sport regolarmente ti porta, in qualche modo, ad adottare una disciplina che fa del benessere del tuo corpo il suo faro. E crea una catena di stimoli positivi i cui anelli sono anche l’alimentazione corretta e la salute psico-emotiva. Dopo il puerperio l’interesse di tante mamme è la remise en forme. La DRT potrebbe essere un modo di unire tanti utili al dilettevole: fare un primo passo verso il ritrovare la propria forma fisica (visto come possibile obiettivo), trovare del tempo per se stesse, decontestualizzandosi per un momento dall’essere mamma. Non c’è come un risultato visivo positivo per dare forza ad un obiettivo. Ci vuole forza di volontà e motivazione ma una volta che il circolo virtuoso è attivato, il processo positivo inizia. Una bella botta di serotonina, che fa tanto bene anche per la vita di ogni giorno.

Un piccolo passo positivo, porta ad un altro passo positivo. E tanti passi positivi, portano a molti passi positivi. La persona ci mette il 70%, io come terapeuta il 30%.

La DRT per le mamme si può fare anche in gruppo. Esattamente come si frequentano i gruppi di ascolto organizzati per le neo-mamme nei consultori, si possono organizzare anche dei gruppi di neo-mamme facendo DRT. Non si affrontano le tematiche specifiche delle persone ma si lavora su uno stato comune, un legante molto forte, sempre partendo dalla respirazione, che le mamme sanno bene quanto sia importante.

 

Ti piacerebbe saperne di più sulla Dynamic Running Therapy?

Dott.ssa Elena Gadaldi – DRT Coach

Puoi contattare la Dott.ssa Elena Gadaldi al numero: +39 3206474599

oppure leggere i suoi blog:

 

 

 

 

 

Voglia di leggere? Ecco il libro di William Pullen!

Running with Mindfulness: Dynamic Running Therapy (DRT) to Improve Low-mood, Anxiety, Stress, and Depression

 

 

 

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