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Trekking in gravidanza e maternità

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Trekking in gravidanza, dopo il parto e con i bimbi: ecco come.

Camminare in montagna col pancione, dopo il parto e con i bimbi

Sei un’amante di monti, boschi e prati in fiore? Se i sentieri in salita e i panorami dalle vette sono la tua passione, saprai bene che la montagna non ti fa bene solo agli occhi o all’umore. Il trekking, infatti, fa molto bene al corpo e alla mente.

Ecco i benefici del trekking:

  • migliora le funzioni dell’apparato cardio-circolatorio
  • ossigena i tessuti
  • mantiene sane le ossa
  • tonifica i muscoli di gambe e glutei
  • rinforza le articolazioni
  • se si utilizzano i bastoncini, fa lavorare anche la muscolatura delle braccia
  • va benissimo per bruciare i grassi e come aiuto per dimagrire
  • si respira aria più pulita
  • fa bene all’umore e libera dallo stress
  • dona un senso di pace e tranquillità

E in gravidanza? Vediamo come funziona.

Fare trekking in gravidanza

Trekking in gravidanza: come fare, fin dove arrivare e con quali accorgimenti

Fare trekking in gravidanza non è proibito, semplicemente ci sono delle accortezze maggiori rispetto ad altri sport:

  • altitudine: il problema non è la quota di per sé, ma il tempo necessario al fisico per abituarsi all’altitudine e all’ossigeno nell’aria che, via via che si sale, si va rarefacendo. In generale, meglio preferire quote che non superino i 2000 metri, così, giusto per sicurezza. Se, però, decidi di andare oltre, tieni presente che devi salire (anche nel viaggio in auto) in modo graduale, per abituare il corpo. Fai delle soste, scendi dall’auto, respira. Se ti accorgi di non stare bene, evita. Cabinovie/seggiovie/funivie? Se sei già in quota e ti hai avuto tempo e modo di abituarti, ok; se, invece, parti dalla pianura e passi da 0 a 100 in 6 secondi, per fare una metafora, meglio non prenderle. Il cambio improvviso di altitudine non fa bene al tuo pancione.
  • Periodo della gravidanza: attenzione durante il primo trimestre, perché è il più delicato, e durante il terzo, perché il pancione è grosso, i tuoi movimenti sono più goffi e impediti. E forse non avrai nemmeno così voglia di fare grandi imprese. Meglio optare per qualcosa di blando. La collina è perfetta e i paesaggi possono essere bellissimi comunque.
  • Pressione del sangue: la gravidanza alza la pressione, la montagna alza la pressione. La pressione alta in gravidanza non fa bene al bimbo. Tieniti monitorata, basta anche solo entrare in farmacia.
  • Battito cardiaco: camminando in montagna non ci si mette niente a farsi salire i battiti alle stelle, soprattutto sulle salite. Non ti dico di non farle, solo di farle molto, molto piano. Il battito solo che non deve mai arrivare al massimo, ma nemmeno deve avvicinarsi a quella soglia. 110 BPM sarebbero ideali. Vale anche in discesa, che non deve essere la scusa per accelerare il passo. Fermati spesso, fai delle pause, respira bene e a ritmo regolare. Se sei allenata ti verrà più semplice, primo perché il battito non ti salirà più di tanto, secondo perché saprai regolare e dosare meglio gli sforzi. Se non hai mai fatto trekking, invece, magari inizia con qualcosa di molto tranquillo, più in zona collinare che montana. L’Italia è tutta un su e giù, non per forza devi prendere di mira il Monte Bianco. Io, per esempio, durante la gravidanza ho sempre prediletto i percorsi di collina e media montagna, un ottimo compromesso per sfogare la mia natura di piccolo stambecco, senza esagerare o creare disagi/disturbi alla mia bambina nella panciona.   
  • Possibilità di soccorso: facci le corna e ogni debito scongiuro, ma se ti fai male? Ti parlo per esperienza personale. Io mi sono fratturata (si pensa, perché non hanno potuto farmi la radiografia causa scoperta della gravidanza) la caviglia sulle Dolomiti di Brenta facendo trail running il giorno prima di scoprire di essere incinta (ero di 3 settimane e, infatti, mi sentivo un po’ fiacchina). C’era brutto tempo e i soccorsi non potevano arrivare. Sono scesa camminando come potevo ancora per 2 ore. Ti assicuro che non è stata una bella esperienza. Fortuna avevo i bastoncini che mi hanno aiutata a stare in piedi!  
  • Clima, temperature, attrezzatura: ad ogni stagione e temperatura, la giusta attrezzatura, dalla maglia agli scarponcini. Meglio essere preparata con un capo più pesante, in caso di dubbio d’aver freddo. Io, poi, mi porto sempre un cambio maglia asciutta, per il ritorno, se sono sudata. Non prendere colpi di caldo in estate, non rischiare nemmeno di congelarti in inverno. Attenzione alla neve, che copre il tracciato dei sentieri ed è tanto bella quanto pericolosa. Evita se non sei assolutamente certa di conoscere la via e che la neve non sia ghiaccio. E attenzione al sole d’estate, che in montagna non perdona.
  • Scorte di acqua e cibo: non rimanere mai, e dico mai senz’acqua. Idratarsi facendo trekking è essenziale per il corpo. E meglio anche avere sempre qualcosa da sgranocchiare a portata di mano.
  • Quanto deve durare un’uscita: di solito consigliano di fare escursioni da un’oretta circa. Io, personalmente, sono arrivata anche a 3 senza problemi e senza affaticarmi, perché il percorso era lungo ma non particolarmente difficoltoso.

Trekking dopo il parto e con i bimbi fino a 6 mesi

Riprendere a fare trekking dopo il parto e con il neonato

Per la ripresa dell’attività sportiva dopo il parto valgono per il trekking le regole generali del puerperio: meglio attendere almeno 4 settimane, se è tutto a posto, e sempre con il parere del medico, soprattutto nel caso di punti e/o di parto cesareo.

La gravidanza è meravigliosa ma il peso del pancione e i chili in più si sentono quando devi fare salire il tuo corpo sulle salite. Datti il tempo anche di riprendere in modo graduale, non avere fretta. Respiro e muscolatura devono riallenarsi.

Le accortezze sull’attrezzatura, sulle temperature, sulla possibilità di soccorso e sulle scorte di acqua e cibo restano uguali alla gravidanza.

Per quanto riguarda il piccolino…

Come fare trekking con un bimbo da 0 a 6 mesi:

  • i bambini più di noi soffrono l’altitudine e il cosiddetto “mal di montagna”. Fino a 12 mesi sconsigliano di salire oltre i 1200 m. Se proprio ti capita, fai in modo di fare delle tappe durante il viaggio, ad esempio a metà quota, per fare abituare il bambino piano piano. La quota cosiddetta di comfort sono comunque i 2000 metri. Il ciuccio può aiutare a alleviare il fastidio della pressione sulle orecchie. In ogni caso, il consulto del pediatra è la scelta migliore per stare serena.
  • Per il trasporto: fascia o marsupio, che permettano di reggere bene la testa e proteggere il piccolo.
  • Temperature: evitare le uscite con il troppo caldo o il troppo freddo. Nel primo caso il bimbo rischia un colpo di calore, nel secondo l’assideramento. Ricordati che tu ti scaldi muovendoti, il bimbo no.  In inverno, soprattutto, è importante che vi sia del contatto tra voi, in modo che tu possa scaldarlo col tuo calore. Tenere il bambino in marsupio o in fascia a contatto con te sotto la giacca è meglio che fuori. Trovi qualche suggerimento sul Babywearing invernale in questo post
  • Dove andare: ci sono tantissimi itinerari di collina e media montagna fino a 2000 m slm che offrono panorami mozzafiato e escursioni davvero belle e suggestive. Magari percorsi con dislivelli poco impegnativi, che possono accontentare te e il piccolino. Sarà di parte, ma solo sulle montagne che circondano il Lago di Garda c’è pieno di sentieri fattibili da una neo Mamma Sportiva e te li racconterò nel blog.

Fare Trekking con il proprio bimbo

Condividere le escursioni di trekking con i bimbi piccoli

Una volta che il nostro piccolo avrà più o meno 6 mesi, il suo collo sarà in grado di reggere la testa in modo autonomo e corretto.

Questo significa che, finalmente, possiamo concederci una bella escursione con più serenità.

Per il trasporto possiamo:

  • per escursioni più lunghe: fasce e marsupi ergonomici, per mantenere la posizione corretta di schiena e anche dei piccoli e non avere problemi noi alla schiena e alle spalle.
  • Optare per il passeggino da montagna, con le ruote da trail e tutti i comfort e la sicurezza del caso, ove il percorso lo permetta.
  • Zaini porta bimbi: bene, ma non benissimo, cioè meglio di no. Sembrano comodi, ma non lo sono. Non sono ergonomici e non mantengono corretta la postura delle anche del tuo bambino, né quella della tua schiena.

Quale scegliere? Dipende dal percorso. Se il sentiero è blando, semplicemente sterrato e non richiede particolari sforzi in salita, il passeggino va benissimo. Se, invece, il percorso è più stretto, magari una piccola mulattiera, ci sono radici, pietre o altro che lo rendono più disconnesso, allora è meglio avere le mani libere e nessun ingombro da spingere.

Quote e altitudini per i bambini in montagna in base all’età:

  • da 2 a 5 anni: possono salire anche ad altitudini fino a 2500 – 3000 metri. Occorre comunque sempre essere cauti, e osservare i nostri piccoli qualora presentassero qualche sintomo come nausea o mal di testa, soprattutto per i più piccolini, in quanto non sanno descrivere i sintomi;
  • da 5 a 8/10 anni: in generale, tollerano molto bene soggiorni ad altitudine media, anche fino a 3000 metri. 
  • oltre i 8/10 anni: sono in grado di sopportare anche quote oltre i 3000 m. Sta comunque al genitore rimare in osservazione e dialogare con il figlio qualora insorgessero dei disagi.

Pro e contro di zaino porta bimbi, fasce, marsupi e passeggino da trekking:

  • il passeggino è più comodo perché il peso del bimbo è a suo carico. Inoltre può esserci utile per portare degli oggetti nell’apposito vano. Perfetto per lunghe passeggiate con poco dislivello. Nonostante si arrampichino un po’ dappertutto, ci sono sentieri un po’ stretti o disconnessi in cui sarebbe più d’impiccio che d’aiuto. Le caratteristiche di un passeggino da trekking? Le trovi qui.
  • Fasce e marsupi sono perfetti perché comodi e, quando non servono, si infilano con comodità in una borsa o in uno zainetto. Il contro è che non hanno vani portaoggetti e, su percorsi più lunghi dove è necessario organizzarsi e portarsi cambi e viveri, bisognerebbe usare anche lo zaino. Con un po’ di organizzazione e pratica, si risolve anche la fase toglie e metti. 
  • Lo zaino è comodissimo perché ti lascia le mani libere, è facile da mettere e togliere, è dotato di vani e tasche porta viveri e oggetti, di solito è anche leggero e dotato di ogni comfort per il bimbo, come il tendalino parasole, o la zanzariera e via dicendo. Ha però 2 grandi contro: la posizione in cui si trova il bimbo, che è letteralmente appeso per il sederino (schiacciando un po’  i genitali, posizione non adatta per nulla alle sue anche e alla sua schiena) e rimane molto esterno e staccato da mamma o papà, facendo sì che il peso diventi molto più grave da portare, perché agisce in modo pressante sulla schiena. Purtroppo, nonostante la comodità a livello pratico, non è lo strumento migliore di cui avvalersi. Con questo non significa che non lo puoi acquistare, solo che questo è il suo contro. 

Altri accorgimenti per le escursioni con i bimbi sono, come per i primi 6 mesi, di fare attenzione alle temperature e al mal di montagna. Dopo i 12 mesi e fino agli 8-10 anni si dice che la quota massima di comfort per un bimbo siano 2000 metri. Oltre, possono insorgere disagi quali mancamenti, nausea e vomito, tutte situazioni molto spiacevoli.

Se proprio non è possibile evitare, vale sempre la regola del dare il tempo al bambino di abituarsi in modo graduale, verificando che non insorgano quei sintomi.

Lo sport in breve

Quando praticare Trekking?

  • Da 1 a 2 anni
  • Da 6 mesi a 1 anno
  • Fino a 6 mesi
  • Oltre 2 anni
  • Primo trimestre (0/3 mesi)
  • Secondo trimestre (3/6 mesi)
  • Terzo trimestre (6/9 mesi)
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